ATTIVITÀ’ FISICA E NEUROPLASTICITA’

 

 

APPRENDIMENTO

modificazione del comportamentoe degli animali in seguito al passaggio di informazioni dalla interazione con l'ambiente oppure come conseguenza di una o piu' esperienze vissute. 

 

MEMORIA

IL PROCESSO CON CUI UNA O PIU' INFORMAZIONI VENGONO CONSERVATE E/O  RICHIAMATE.

Per imparare un pezzo a memoria, nel cervello, in particolare nell’ippocampo, devono avvenire dei cambiamenti plastici: il testo viene «tradotto» in nuove sinapsi e questo permette di conservare e richiamare il brano al momento desiderato.

Ogni volta che una nuova memoria viene creata, consolidata e conservata, nell’ippocampo interviene BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), una molecola di cui si e' parlato in relazione all’invecchiamento e alle malattie neurodegenerative.

BDNF ha molte funzioni: regola la plasticità e la memoria, controlla la crescita dei dendriti e la formazione delle sinapsi, interviene nella maturazione dei neuroni e ne garantisce la sopravvivenza.
Non solo, BDNF è anche la molecola che induce la nascita di nuovi neuroni nell’adulto: infatti, anche se la maggior parte dei neuroni si forma prima della nascita, esistono due zone che continuano a produrre per tutta la

 


l’attività fisica induce la produzione di BDNF nell’ippocampo. Infatti, in molti studi condotti sia


Un ultimo effetto dell’attività fisica riguarda la risposta allo stress. Ogni volta che l’organismo sperimenta una situazione di tensione, attiva una risposta che culmina con la produzione del cortisolo e altri ormoni dello stress. Questi agiscono su diverse parti del corpo, attivando la risposta «congela, combatti o fuggi», descritta originariamente in inglese come risposta delle tre F: freeze, fight or flight.
Benché molto utile per salvare la vita in caso di pericolo imminente, l’attivazione continua della risposta allo stress è deleteria per la salute dell’organismo.

Nel cervello, ad esempio, l’esposizione per un periodo prolungato agli ormoni dello stress induce danni nell’ippocampo, soprattutto a livello dei dendriti che diventano più corti e meno ramificati. Evidenze sperimentali negli animali dimostrano che l’attività fisica contrasta la risposta allo stress e protegge i neuroni dell’ippocampo dalle lesioni indotte dagli ormoni coinvolti.

Sono quindi almeno tre i meccanismi con cui l’attività fisica protegge il cervello e favorisce la plasticità:

1) agendo su BDNF,

2)sull’infiammazione

3)e sulla risposta allo stress. Ecco perché l’esercizio fisico è considerato il motore della plasticità!

INVECCHIAMENTO.

Il declino cognitivo dell’anziano è causato da cambiamenti nella plasticità 

 

Il declino cognitivo tipico dell’invecchiamento e' molto specifico e riguarda solo particolari funzioni. A questo sottile deterioramento di alcuni domini cognitivi corrispondono, nel cervello, delle modificazioni strutturali altrettanto piccole e specifiche. Non si registra una perdita massiccia di neuroni, né un esteso deterioramento delle sinapsi, ma piuttosto micro-cambiamenti selettivi della morfologia dei dendriti, delle connessioni cellula-cellula, dell’espressione genica e di altri fattori che producono un effetto sulla plasticità del cervello.


Le due regioni più colpite durante l’invecchiamento sono la corteccia prefrontale e l’ippocampo, in cui si evidenzia una perdita di materia grigia dovuta in particolare a cellule più piccole e meno connesse tra loro. Non è un caso, quindi, che i domini cognitivi maggiormente affetti dall’invecchiamento siano la memoria e le funzioni esecutive, dal momento che la prima dipende dall’integrità dell’ippocampo e la seconda dalla corteccia prefrontale.

Anche la materia bianca si modifica a causa dell’invecchiamento e, dopo i settant’anni, si assottiglia fino al 20%, rendendo più lenta la trasmissione degli impulsi nervosi. Una delle conseguenze è la riduzione di plasticità nelle aree coinvolte. Un cervello «normale» è un organo capace di modificarsi efficacemente sulla base delle esperienze. A causa dell’invecchiamento, però, il cervello diventa sempre meno plastico. 

LA MEMORIA PROCEDURALE

IL CERVELLETTO E' L'AREA CEREBRALE DEPUTATA AL CONTROLLO MOTORIO

ED

ALLA MEMORIA PROCEDURALE OSSIA AL

 

SAPER FARE

Nel cervello, ad esempio, l’esposizione per un periodo prolungato agli ormoni dello stress induce danni nell’ippocampo, soprattutto a livello dei dendriti che diventano più corti e meno ramificati. Evidenze sperimentali negli animali dimostrano che l’attività fisica contrasta la risposta allo stress e protegge i neuroni dell’ippocampo dalle lesioni indotte dagli ormoni coinvolti. Sono quindi almeno tre i meccanismi con cui l’attività fisica protegge il cervello e favorisce la plasticità: agendo su BDNF, sull’infiammazione e sulla risposta allo stress. Ecco perché l’esercizio fisico è considerato il motore della plasticità!

 

IL CERVELLETTO,CHE COSTITUISCE IL 10% DEL CEVELLO RIUSCIAMO :

1) COORDINARE IL MOVIMENTO

 

2) MEMORIZZARE SEQUENZE MOTORIE COMPLESSE

I would like to talk about the effects of vibration consistent hours in the living matrix that is the goal of many Oriental techniques and the integration of the body living array of vibration consistent in same array

LA MEDICINA DELL'INFORMAZIONE.

DALL'INFORMAZIONE ALLA RISPOSTA BIOLOGICA.

LA PRIMA INFORMAZIONE : ADATTAMENTO CORPOREO

LE PRIME INFORMAZIONI CHE GIUNGONO AL SISTEMA PSICONEUROENDOCRINO SONO GLI ADATTAMENTI DI FORMA DEL SISTEMA CRANIO-SACRALE.